Bernardino di
Benedetto (detto Betto) di Biagio è nato
a Perugia prima del 1460 ed ha più di
20 anni quando finalmente si iscrive
all’Arte dei pittori. Con malcelato
disprezzo lo chiamano Pintoricchio,
considerandolo “piccolo e di poco aspetto”,
ma soprattutto un numero due, un alter ego
in tono minore al cospetto del “divin
pittore”, il grande Perugino. A lui Vasari
riserva parole impietose: ”ebbe nondimeno
molto maggior nome che le sue opere non
meritarono”. Nella rassegna monografica che
si aprirà a Perugia saranno esposte quasi
tutte le opere mobili esistenti di
Pintoricchio, alcune delle quali mai viste
in Italia, insieme ad una importante
selezione di opere coeve. Sarà così
finalmente possibile comprendere la vera
grandezza dell’artista umbro e dimostrare
come, pur muovendosi nella stessa koiné del
Perugino, abbia avuto un ruolo di primo
piano nel panorama artistico del
Rinascimento in Italia centrale. Tutto parte
da Perugia e dalla straordinaria stagione
artistica che ha conosciuto nel
Quattrocento. La presenza in città dei più
grandi artisti nel corso di tutto il secolo
- da Gentile da Fabriano a Beato Angelico,
da Giovanni Boccati a Domenico Veneziano - e
il costante rapporto con Firenze, hanno
favorito la formazione di una cultura
figurativa aggiornata e assolutamente di
primo piano. Da sempre il fascino che
emanano le famose tavole con le storie di
san Bernardino del 1473, di cui ancora non è
del tutto chiaro l’autore - o meglio, gli
autori - dimostra la raffinatezza della
pittura perugina del Quattrocento.
Bartolomeo Caporali, Sante di Apollonio,
Fiorenzo di Lorenzo, il giovane Perugino e
lo stesso Pintoricchio agli esordi si
dividono la paternità di una lunga serie di
dipinti di qualità altissima, quasi tutti
presenti in mostra. Il trionfo di questa
straordinaria e irripetibile stagione
culturale è rappresentato dalla decorazione
delle pareti della Cappella Sistina, un
cantiere dove umbri e toscani si
fronteggiano, gareggiando, per costruire il
programma iconografico voluto dal papa,
Sisto IV della Rovere. Qui sono presenti
Botticelli e Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e
Biagio d’Antonio e soprattutto Perugino a
cui si affiancano Luca Signorelli,
Piermatteo d’Amelia e il giovane
Pintoricchio, cui si devono le zone dove la
rappresentazione dei paesaggi e della natura
diventa più ricca e brulicante di
particolari, dipinte grazie alla formazione
da miniatore. Proprio l’attenzione alla
natura e alle vedute, la sensibilità
straordinaria per i giochi della luce
significante che illumina ogni oggetto, e
che a tratti evoca la pittura nordica,
diventano il suo tratto più caratteristico,
il suo modo personale di interpretare, da
protagonista, il Rinascimento. Perugino
andrà a Firenze, Pintoricchio resta a Roma e
il panorama artistico nella capitale sarà un
grande e costante omaggio alla sua pittura.
Oltre alla nutrita schiera di collaboratori
della sua bottega, saranno Baldassarre
Peruzzi, Piermatteo d’Amelia e ancora, dopo
il cambio del secolo, Jacopo Ripanda a
continuare nella proposta di modelli desunti
dagli affreschi del pittore umbro, primi fra
tutti quelli, bellissimi, che ancora
decorano la cappella Bufalini in Santa Maria
in Aracoeli. Tutto ciò è dimostrato nel
percorso dell’esposizione con una sezione di
dipinti e disegni eccezionali e
importantissimi, anche per il prestigio dei
prestiti ottenuti. Gli anni a cavallo tra i
due secoli sono caratterizzati da una serie
continua di capolavori, dalla pala di Santa
Maria dei Fossi della Galleria Nazionale
dell’Umbria, acuto di eccelsa levatura, alla
Cappella Bella dipinta per i Baglioni a
Spello, a cui è dedicata una sezione
apposita della mostra, con l’occasione unica
di poter entrare nello spazio dipinto, in
cui le partiture architettoniche dialogano
con quelle dipinte in maniera perfetta. Ed è
qui la grandezza di Pintoricchio. Persino
Raffaello non avrebbe forse potuto concepire
la decorazione delle stanze vaticane se non
avesse lavorato con Bernardino, reduce dalla
fatica di Spello e dalla decorazione della
Libreria Piccolomini di Siena. E le stesse
considerazioni si possono estendere, a
maggior ragione, ad una lunga serie di
pittori e artisti. Di straordinario fascino
sarà infatti la sezione della mostra
dedicata al rapporto tra Bernardino di Betto
e Raffaello Sanzio, ben più stretto di
quanto normalmente si ritenga. In un’altra
sezione sarà dettagliatamente raccontata la
fortuna di Pintoricchio sui contemporanei,
rendendo così giustizia della reale
importanza del pittore nel panorama umbro.
Una presenza, la sua, che servì da guida per
un’intera generazione di artisti, allo
stesso modo in cui riuscì l’eterea bellezza
del Perugino.
LA SEDE ESPOSITIVA
Affacciato sulla piazza IV novembre,
dominata dalla monumentale fontana dei
Pisano, è il Palazzo dei Priori, uno dei
simboli della città e una delle architetture
civili più interessanti del medioevo.
Costruito a partire dalla fine del XIII
secolo e ampliato nel corso del
Quattrocento, con la cappella dei Priori
affrescata da Benedetto Bonfigli, e del
Cinquecento, oggi è la prestigiosa sede
della Galleria Nazionale dell’Umbria. Le
origini del museo si riallacciano alla
storia dell'Accademia del Disegno di Perugia
fondata nel 1573. Gran parte delle opere ora
presenti nella raccolta, infatti,
costituivano il ricco patrimonio artistico
ad uso didattico dell'istituzione
accademica. Il numero delle opere della
raccolta subisce un notevole incremento con
l’iglobamento delle opere degli enti
ecclesiastici soppressi in seguito alle
leggi postunitarie del 1863. La collezione
diventa così una delle più importanti
d’Italia per numero e per qualità, una serie
impressionante di capolavori dal XII al
XVIII secolo. Qualche anno più tardi,
l'insufficienza degli spazi disponibili
determina lo scorporamento della Pinacoteca
dall'Accademia ed il suo trasferimento al
piano superiore di Palazzo dei Priori dove
viene ufficialmente inaugurata nel 1907.
Ceduta allo Stato nel 1918, assume il nome
di Regia Galleria Vannucci, poi
Galleria
Nazionale dell'Umbria, che alla fine del
2006 è stata riallestita permettendo così
l’esposizione di gran parte delle opere
d’arte finora conservate nei depositi.
Informazioni sulla città e gli eventi in corso
www.comune.perugia.it
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