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LA MOSTRA A SPELLO
Chiesa di Santa Maria MaggioreNella navata sinistra della chiesa di Santa Maria Maggiore si apre la “Cappella Bella”, fregiata di affreschi eseguiti tra la fine dell’estate del 1500 e la primavera del 1501 dal Pintoricchio su commissione di Troilo Baglioni, priore della collegiata ed esponente di primo piano dell’illustre famiglia perugina che, dopo un decennio di contrasti e lotte fratricide, era riuscita a sancire la sua supremazia sulla cittadina umbra, sconfiggendo definitivamente il ramo cadetto.
Un’opera di notevole impegno, un capolavoro assoluto del Rinascimento Italiano che si può leggere quasi come un’esplicita risposta alla decorazione del Collegio del Cambio che il Perugino aveva condotto a termine pochi mesi prima a Perugia.
Un gioco concorrenziale che vedeva protagonisti i due più grandi artisti della pittura perugina e se il Vannucci si era dipinto in un finto quadretto in trompe-l’oeil, in una posa assolutamente frontale, col cipiglio di un autoritario capobottega, Pintoricchio risponde a Spello, utilizzando lo stesso espediente illusionistico, presentandosi col volto girato di tre quarti, dai lineamenti scavati, come sofferente per gli eterni malanni che lo tormentavano, ma con l’espressione lievemente sfuggente, interrogativa e decisamente fiera della sua opera. Nella cappella Bella il filo conduttore si svolge secondo un discorso piano, semplice, accessibile a tutti, narra gli episodi mariani. Sulle pareti sono dipinti a sinistra l'Annunciazione, con gustosi episodi di vita quotidiana in lontananza, in fondo l’Adorazione dei pastori, con la Cavalcata dei Magi che si snoda in secondo piano, a destra la Disputa di Gesù con i dottori. Nella volta sono affrescate le Sibille Tiburtina, Eritrea, Europea, Samia.
L’impianto rigoroso delle scene, impostate secondo le regole della prospettiva quattrocentesca, non impedisce al Pinturicchio di indugiare sul dettaglio, sul particolare aneddotico, inserendo, accanto all’evento principale, storiette di contorno, che attraggono l’occhio per la ricchezza e la cura dell’esecuzione, per l’efficacia descrittiva, per la variopinta resa dei motivi floreali e vegetali, per l’accuratezza descrittiva di abiti ed acconciature, il tutto reso con colori squillanti, puri e preziosi. Proprio questa vivacità cromatica, unita alla freschezza narrativa nel rigore dell’impianto spaziale, ed accentuata dal lucido riverbero del pavimento maiolicato, valsero a quest’ambiente l’appellativo popolare di “cappella Bella”, con il quale è oggi universalmente noto.
LA SEDE ESPOSITIVA
Nella chiesa di Santa Maria Maggiore, per consentire una ottimale
visione degli affreschi di Pintoricchio, è previsto uno specifico
allestimento con apparati didattici ed un nuovo impianto
illuminotecnico. Il biglietto di ingresso alla Cappella comprende,
inoltre, la visita alla Pinacoteca Civica di Palazzo Canonici, a
pochi passi dalla chiesa di Santa Maria Maggiore.
PINTORICCHIO E LE “ARTI MINORI” A CENTO ANNI DALLA MOSTRA DI ANTICA ARTE UMBRA
Pinacoteca Civica
Bernardino di Betto detto il Pintoricchio
(Perugia 1456-60ca – Siena 1513) fu
uno degli artisti più celebri del suo tempo,
chiamato da pontefici come Alessandro VI,
e dalle principali famiglie aristocratiche tra Roma,
Perugia e Siena.
Era soprattutto un abilissimo ‘illustratore’ ad
affresco, ma nei suoi racconti per immagini emerge
uno speciale interesse e una spiccata curiosità verso
il mondo delle cosiddette “arti minori”, un termine
nato solo più tardi, perché fino al primo ‘500 non si
faceva alcuna distinzione d’importanza tra le varie
discipline artistiche che avevano tutte pari dignità.
Le arti suntuarie, come l’oreficeria, e le arti
applicate, come la miniatura, l’intarsio in legno, la
maiolica dipinta e le arti tessili, erano strettamente
correlate con l’attività degli artisti più noti. Nelle
loro botteghe spesso si praticavano più discipline,
e non di rado erano i pittori a fornire disegni per gioielli, ricami, tarsie e quant’altro.
Le opere di Pintoricchio sono colme di dettagli
raffiguranti oggetti d’oreficeria e gioielli di ogni
tipo, ceramiche, tessuti, paramenti sacri e capi
d’abbigliamento alla moda, libri miniati, intagli
e tarsie lignee, sempre disegnati e dipinti con un
gusto e una fantasia che sottintendono spesso una
consapevolezza tecnica e formale.
La mostra, attraverso l’esposizione di questi
oggetti, in molti casi quasi identici a quelli che il
pittore ha riprodotto fedelmente, documenta in
primo luogo l’interesse di Bernardino verso ogni
campo delle arti applicate. All’opposto, con alcuni
pezzi dietro ai quali è chiarissima la dipendenza dai
disegni di Pintoricchio o dal ricchissimo repertorio
della sua pittura, intende sottolineare come questo
mondo di artisti-artigiani recepì le suggestioni
del linguaggio pintoricchiesco, in Umbria come a
Siena, sua seconda patria.
La sezione d’apertura è invece dedicata al
ricordo della Mostra di Antica Arte Umbra del
1907, perché proprio tra fine ‘800 e primo ‘900
la critica riscopre Pintoricchio dopo la spietata
sentenza di Vasari: “Usò molto, Bernardino, di
fare alle sue pitture ornamenti di rilievo messi
d’oro, per sodisfare alle persone che poco di
quell’arte intendevano, acciò avessono maggior
lustro e veduta; il che è cosa goffissima nella
pittura”; parole che avevano determinato oltre
trecento anni di ‘isolamento’.
Ma il clima era cambiato e ai primi del secolo
la moda delle arti decorative e del gusto Liberty
era in tutto affine al disegno lineare, elegante e
colorato del nostro pittore.
E in questa temperie non si poté che rivalutare
anche le arti “minori” del Medioevo e del
Rinascimento, che in centinaia di esemplari
trovarono spazio alla Mostra del 1907, un evento
che spostò oltre 30.000 visitatori.
Informazioni sulla città e gli eventi in corso
www.comune.spello.pg.it
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